Dopo la conclusione della tornata elettorale e nel primo giorno della XVI legislatura, vorrei annoiarvi con una mia analisi (per quel che può valere l’opinione di un profano, ovviamente) della nuova situazione politica italiana: non vi nascondo che, avendo votato per il Partito Democratico, il futuro governo non ha la mia simpatia, ma cercherò di essere il più possibile obiettivo. Il terremoto politico ha fatto un gran bene, a mio avviso: ha consentito la polarizzazione e la situazione è ora decisamente più chiara: la maggioranza ha davvero una maggioranza e non ha alibi.

Mi auguro davvero che Silvio Berlusconi la smetta di fare la macchietta e si dimostri il Presidente di cui l’Italia ha un disperato bisogno. Servono con urgenza le riforme: quella elettorale in senso maggioritario, quella relativa al federalismo fiscale e , soprattutto, quella previdenziale. L’alternativa è il declino (è già cominciato, bisogna fermarlo) e bisogna rendersene conto alla svelta. L’opposizione, dal canto suo, ha l’importantissimo compito di vigilare e, soprattutto, di iniziare un dialogo costruttivo con il governo per portare a termine il percorso riformatore. Passiamo al resto: l’exploit della Lega mi ha sorpreso in senso negativo, devo dire, ma evidentemente è espressione del disagio che vivono i cittadini delle regioni del settentrione: disagio che non è stato recepito nel modo corretto dal PD. La partita è stata persa al Nord, decisamente. Il crollo della sinistra radicale è, d’altra parte, sintomatico dell’ormai decisa scollatura dei partiti comunisti e socialisti dalla società italiana. Da ultimo, vorrei soffermarmi sulla pesante sconfitta subita dal Partito Democratico al Comune di Roma: la vittoria di Alemanno deve far riflettere la dirigenza del PD: candidare nuovamente Francesco Rutelli al Campidoglio mi è sembrata una mossa decisamente poco azzeccata. Sarebbe invece servito un volto nuovo, capace di attrarre consensi. Basta, ho scritto anche troppo. Spero che non me ne vogliate… :D