All’indomani dei risultati del voto amministrativo che ha visto l’attuazione delle nuove province di Fermo, Barletta-Andria-Trani e Monza, vorrei condividere con i miei pochi affezionati lettori una riflessione.
Partendo da una mera questione economica il moltiplicarsi delle province ci costa dei quattrini. Tanti.
Ogni provincia necessita di servizi (prefettura, questura, CCIAA…) e porta con se’ gli organi politici,
(presidente, giunta, consiglio) oltre alla macchina burocratica vera e propria.
Inoltre, a mero titolo di esempio, in ciascun capoluogo aumentano i costi di gestione perché, ex lege, sono considerati come comuni oltre i 100.000 abitanti, per cui sono previsti 40 consiglieri oltre il sindaco anziché quelli previsti dalla fascia di popolazione nella quale ricadono.
Passando ad esaminare il caso a me più prossimo e cioè quello della provincia di Monza, essa si presenta innegabilmente con un continuum urbanistico con la contigua provincia di Milano, tanto che si può considerare parte integrante dell’area metropolitana Milanese a seguito del progressivo processo di agglomerazione verificatosi nel corso dei decenni. A tale proposito quello che serve è un ente (se l’idea di avere un’area metropolitana vi spaventa, possiamo anche continuare a chiamarlo “Provincia”) che funga da coordinamento per gli interessi sovracomunali. Pensiamo alla pianificazione territoriale, a quella viabilistica e trasportistica, al coordinamento delle polizie locali, alla tutela dell’ambiente… Il nostro territorio è oramai troppo integrato perché ogni comune faccia per conto proprio e badi solo al proprio territorio.
Tenuto conto di quanto sopra, secondo voi quali problemi risolve l’aver tracciato una linea di confine provinciale tra Sesto e Monza?
Ciao Dodo ed un saluto agli altri lettori.
17 anni fa, il territorio montagnoso (e lacustre) della ex provincia di Novara ottenne l’autonomia e nacque la provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in cui vivo.
Le disomogeneità culturali e nella morfologia del territorio sono servite davvero a qualcosa ed si sono avvicinati i centri del potere alla popolazione.
Per percorrere i 150km da Formazza, il comune situato all’estremo nord della provincia, all’ex capoluogo ci volevano due ore e mezza, fra impervie strade di montagna e nebbiose strade in mezzo alle risaie.
Non aveva nessun senso che da Novara, nel cuore della pianura Padana, si decidessero le politiche di gestione delle montagne di quassù.
Le province di Milano e Monza fanno parte di un tutt’uno, un’unica, enorme città che va da Gallarate a Melzo e da Rozzano a Muggiò.
Nel caso del milanese, avrebbe avuto più senso formare un’unica provincia che comprendesse tutti i comuni dell’area metropolitana, anziché spezzettarli in un inutile groviglio burocratico.
L’esempio che porti, Rob, è pertinente di come debbano essere decise le suddivisioni territoriali.
Ma l’esempio che ho portato della provincia di Monza, la provincia di 7 (sette!) comuni come quella di Prato facente parte dell’area metropolitana di Firenze o, similmente, la BAT-provincia con 10 comuni a ridosso dell’area metropolitana di Bari le considero degli sprechi inverecondi.
Per non parlare dei progetti di legge che giacciono, per fortuna per ora inascoltati, sulle scrivanie dei nostri parlamentari…
abolirle e permettere ai comuni di associarsi per avere servizi e strutture comuni secondo le loro esigenze di territorio..es 4 comuni fanno una gara per la raccolta rifiuti secondo me costa meno che fare 4 gare e il cittadino risparmia